L'e-commerce
L’e-commerce ha rivoluzionato le modalità di interazione tra consumatori ed operatori economici, in particolare le PMI, portando benefici all’economia dell’UE e ai consumatori. Oggi, il 70% dei consumatori europei acquista regolarmente prodotti online tramite e-commerce, dai negozi virtuali dei brands e dai marketplaces. Si tratta principalmente di prodotti di abbigliamento, calzature, accessori e cosmetici. Secondo il 76% dei consumatori europei, entro il 2030 le transazioni online di prodotti e servizi saranno tra le più importanti tecnologie digitali.
L’e-commerce presenta da un lato grandi opportunità di innovazione commerciale e digitale; dall’altro lato, espone ad importanti rischi i consumatori, il mercato interno e l’ambiente. Attualmente il 97% delle dichiarazioni doganali sono riconducibili all’e-commerce. La Commissione UE intende affrontare questi rischi adottando strumenti nuovi e rafforzando quelli esistenti, con misure descritte nella Comunicazione COM (2025) 37: EU Toolbox for safe and sustainable e-commerce.
Il regime de-minimis
Sono oggetto di particolare attenzione le importazioni di prodotti acquistati dai consumatori europei da rivenditori online senza una stabile organizzazione nell’UE. Infatti, per ragioni di efficienza amministrativa, le importazioni di prodotti di valore inferiore a €150 beneficiano di una esenzione dal dazio e di procedure doganali semplificate: si tratta del regime de minimis previsto dal Codice Doganale Unionale. Nel 2024, sono state rilevate 4,6 miliardi di importazioni in regime de minimis, più o meno 12 milioni al giorno, il triplo rispetto al 2022. Sempre nel 2024, il 91% di importazioni de minimis proveniva dalla Cina, principalmente da Temu e SHEIN, che insieme contano su 75 milioni di utilizzatori europei delle rispettive piattaforme.
I rischi derivanti dall'e-commerce
Questi prodotti possono presentare un rischio per:
- i consumatori: molti fabbricanti esteri non rispettano le regole che garantiscono la sicurezza dei prodotti; molti prodotti sono contraffatti
- l’ambiente: il grande influsso di prodotti a basso costo con ciclo di vita breve, l’utilizzo di energia fossile nei paesi di produzione, l’impronta carbonica delle consegne e dei resi, la gestione dei rifiuti, sia dei prodotti che i loro imballaggi
- la sicurezza del mercato interno: le importazioni de minimis possono favorire la distribuzione di beni illeciti, quali droghe, armi ed altri prodotti vietati
- gli operatori economici dell’UE, in termini di svantaggio competitivo: i fabbricanti esteri non scrupolosi risparmiano sui costi di compliance, non contribuiscono ai sistemi di EPR per la gestione dei rifiuti, creando condizioni di concorrenza sleale
Gli strumenti dell'UE per prevenire i rischi delle vendite online
La crescita esponenziale delle importazioni in regime de minimis presenta dunque nuove sfide che necessitano di strumenti efficaci.
La Commissione UE intende porre rimedio attraverso:
- la riforma del Codice Doganale dell’Unione, la creazione di una autorità doganale centralizzata (EU Customs Authority, EUCA) e l’eliminazione del regime de minimis, per rafforzare i controlli sulle importazioni
- l’introduzione di una zona di controllo (Priority Control Area, PCA) per intensificare i controlli sull’e-commerce tramite azioni coordinate tra autorità competenti e l’impiego di IA per rilevare prodotti illeciti
- il Regolamento sull’ Ecodesign e il Passaporto Digitale per garantire la sostenibilità dei prodotti
- la revisione della Direttiva Quadro sui Rifiuti, per tutelare l’ambiente
- il nuovo Circular Economy Act per potenziare i sistemi di EPR ed estenderli ad altre categorie di prodotti
- il Digital Services Act per rafforzare gli obblighi dei marketplaces in tema di conformità e contraffazione, indagare le violazioni di operatori senza stabile organizzazione (es. Shein, Amazon, Temu ed Aliexpress)
- azioni coordinate del Consumer Protection Cooperation (CPC) Network per rafforzare la tutela dei consumatori