Il report e l'effetto sui dazi reciproci
Il documento ha un ruolo strategico nella definizione della politica commerciale statunitense, fungendo da base giustificativa per eventuali azioni correttive, come l’imposizione di dazi, la negoziazione di accordi commerciali o l’avvio di contenziosi in sede WTO.
L’edizione 2025 del rapporto arriva in un momento particolarmente delicato, a due giorni dall’annuncio previsto per il 2 aprile di misure tariffarie reciproche nei confronti di alcuni partner commerciali, e riflette l’approccio assertivo dell’amministrazione Trump nel tentativo di riequilibrare il trattamento commerciale riservato agli Stati Uniti a livello globale. Il rapporto analizza sia barriere tariffarie (dazi all’importazione) sia barriere non tariffarie (come regolamenti tecnici, normative ambientali, ostacoli negli appalti pubblici e restrizioni sanitarie) che limitano l’accesso al mercato per beni e servizi statunitensi.
Barriere non tariffarie dell’Unione europea secondo il rapporto USTR
L’Unione europea è tra le aree economiche più analizzate nel NTE Report, in quanto destinataria di numerose osservazioni relative all’adozione di misure non tariffarie ritenute restrittive nei confronti delle esportazioni statunitensi.
Il rapporto segnala che alcuni regolamenti UE, sebbene finalizzati a obiettivi ambientali o sanitari, possono determinare un effetto protezionistico indiretto. Tra i principali provvedimenti citati figurano:
- il Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) in materia di sostanze chimiche;
- il Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP) sulla classificazione e l’etichettatura dei prodotti chimici;
- il Regolamento (UE) 2023/1115 sulla lotta alla deforestazione;
- il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio;
- il Digital Services Act, che impone obblighi anche a fornitori di servizi digitali extra-UE.
Ulteriori ostacoli segnalati includono i lunghi tempi di autorizzazione per l’importazione di organismi geneticamente modificati (OGM), i divieti su determinati pesticidi e le normative sull’uso obbligatorio di plastica riciclata negli imballaggi, considerate potenzialmente discriminatorie.
L’IVA europea nel mirino delle critiche, ma non nel NTE Report
Un tema ricorrente di critica da parte dell’amministrazione statunitense è il sistema dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) applicato dagli Stati membri dell’UE. Secondo la posizione americana, l’IVA agirebbe come una tariffa implicita: i beni importati sono tassati all’ingresso, mentre quelli esportati verso Paesi terzi ne sono esenti. Questo meccanismo, sebbene conforme ai principi delle imposte sul consumo, è stato percepito come un vantaggio competitivo per i produttori europei.
Tuttavia, il rapporto USTR 2025 non considera l’IVA europea una barriera commerciale ufficiale. Diversamente, imposte sul valore aggiunto di struttura analoga applicate in Paesi come Argentina, Messico ed Emirati Arabi Uniti sono espressamente qualificate come barriere al commercio, in quanto ritenute discriminatorie e distorsive della concorrenza internazionale
Barriere non tariffarie: una sfida crescente per l’export verso l’UE
La guerra commerciale promossa dall’amministrazione Trump evidenzia che le barriere non tariffarie assumono un peso crescente nelle dinamiche del commercio globale. Il quadro regolatorio dell’Unione europea prevede numerosi requisiti tecnici e amministrativi che attribuiscono agli importatori obblighi di conformità e tracciabilità sempre più articolati.
Questi obblighi possono incidere significativamente sull’accesso al mercato e comportare rischi commerciali e sanzionatori se non gestiti correttamente. In tale contesto, la compliance regolatoria rappresenta un elemento cruciale per le imprese esportatrici verso l’UE, richiedendo pianificazione, monitoraggio normativo e competenze specifiche per garantire la piena adesione alle disposizioni europee. Gli esperti di ZPC sono a vostra disposizione per ogni approfondimento a riguardo.